Le attività:
  • laboratorio-­scuola di teatro per l’integrazione sociale; è un luogo­tempo dedicato all’incontro in cui poter, tramite le pratiche teatrali, e il coinvolgimento di artisti di teatro di livello internazionale, valorizzare le differenze personali da coinvolgere, eventualmente, al servizio della narrazione poetica ed artistica;

Il Laboratorio­Scuola ZeroFavole vuole essere un luogo­tempo dedicato all’incontro e all’interazione in cui poter, tramite le pratiche e grammatiche teatrali, e il coinvolgimento di artisti di teatro di livello nazionale, mettere in atto, sistematicamente, percorsi formativi ed evolutivi e processi di empowerment personale e sociale, di tutte le persone coinvolte, comprese quelle tendenzialmente marginate dalla società.

Un contenitore per la valorizzazione delle differenze personali da coinvolgere, eventualmente, al servizio della narrazione poetica, per una sensibilizzazione della società sulle tematiche della marginalità. Un progetto per giovani disabili e non, giovani ai margini della società, finalizzato a fare teatro, inteso non solo come strumento pedagogico, d’intrattenimento ed occupazione del tempo libero, ma un teatro in cui si possa tendere ad una dimensione poetica. Verso un teatro dell’arte e un teatro stabile delle differenze.

Stefano Masotti, Sara Brambati (Conduttori Laboratorio­Scuola ZeroFavole)

Il LaboratorioScuola ZeroFavole con la conduzione stabile di Stefano Masotti e Sara Brambati, si tiene da settembre 2010 ogni sabato pomeriggio dalle 14.30 alle 17.30 (alla scuola Pezzani di via Wybicki 30).

  • compagnia teatrale ZeroFavole produce e replica performance e spettacoli teatrali per una sensibilizzazione sociale alle tematiche della disabilità e marginalità;
PERCHÈ IL TEATRO?

Il Teatro, l’arte in generale, possiedono la disponibilità e la generosità di concedere opportunità di accoglienza e cittadinanza alle persone, chiunque essa siano, e non in base al funzionamento, alle abilità, a una filosofia dell’apparire, alla nazionalità e cultura di origine, all’età di vita, …, e si offre come possibile territorio di accettazione incondizionata a chiunque si trovi, o incontri, una situazione di messa in disparte o di disagio, a chiunque voglia intraprendere un percorso di scoperta, comprensione personale e disvelamento nella relazione.

Teatro e arte possono essere luoghi privilegiati in cui fare e accogliere esperienze inconsuete, riconoscerle dentro di sé, esperienze dei sentimenti dovuti all’incontro con l’altro diverso da sé, l’incontro con le differenze della natura umana, con l’alterità. Ognuno è la somma delle proprie vicissitudini di vita, ciascuna delle quali è strutturata nel corpo e registrata nella personalità.

È sufficiente essere quello che si è, basta esserlo. È sufficiente ed arricchente quello che l’altro è, basta permettersi di accettarlo ed incontrarlo.

Amani Sadat, Insegnare il rispetto sul palco di un teatro, piazzagrande.it

Dal 2011 a Reggio Emilia, il laboratorio e compagnia teatrale ZeroFavole propone una nuova cultura dell’inclusione. Il direttore artistico: “Questo è il teatro delle diversità e non dei diversi”.

L’inclusione e la diversità viste come un valore. È il messaggio della compagnia teatrale reggiana  ZeroFavole che ha deciso di utilizzare il linguaggio teatrale per la diffusione di una nuova cultura del rispetto. Offre ad abili e disabili, a emarginati e non, un nuovo punto di vista sul presente e sul futuro. Inclusione diventa così possibilità di sperimentare, di esprimersi e di conoscere se stessi; diversità si traduce con opportunità. I protagonisti non sono più persone da assistere ma artisti che sanno esprimere la loro originalità attraverso la recitazione. Sono ‘attori-non attori’, come direbbe il drammaturgo Claudio Meldolesi. Sono cioè non professionisti che sul palcoscenico, con i giusti strumenti, divengono attori a tutti gli effetti. Alle attività di laboratorio e produzione teatrale collaborano realtà di primo piano nella scena nazionale e artisti affermati, tra cui Antonio Viganò, Enzo Toma, i Babilonia di Enrico Castellani e Fondazione Alta Mane Italia oltre alla condizione stabile dei registi-pedagogisti Stefano Masotti e Sara Brambati. “Il laboratorio – spiega il direttore artistico della compagnia Stefano Masotti – è un progetto per giovani disabili e non, che opera verso un teatro stabile delle condizioni differenti, perché  non vogliamo rendere tutti uguali, ma moltiplicare le differenze. Chiediamo di essere giudicati e guardati per quello che facciamo e non per quello che siamo.. questo è un teatro delle diversità e non il teatro dei diversi”. In questi anni il nucleo storico e stabile di ZeroFavole, formato da una decina di giovani disabili (arrivati dall’esperienza dei laboratori teatrali per l’occupazione del tempo libero ExtraTime – RE), si sono aggiunte centinaia di persone: ragazzine del progetto danzability (RE), giovani delle scuole superiori, minori in affido ai servizi sociali o in condizioni di marginalità, richiedenti asilo politico arrivati in Italia con l’operazione Mare Nostrum, operatori teatrali, educatori, attori, aspiranti operatori di teatro per l’integrazione sociale. ZeroFavole vuole essere, con molta semplicità, un luogo e in investimento per dare agli artisti la possibilità di poter creare le loro opere, costruire e sostenere diverse occasioni di attività, produzione e distribuzione.

  • formazione di volontari e operatori tramite percorsi formativi teatrali e processi di empowerment personale e sociale, all’interno del laboratorio-­scuola;
  • Incontri, interscambi, convegni, per la ricerca e la sperimentazione di nuove metodologie artistiche e pedagogiche con la disabilità e marginalità e la sensibilizzazione sociale a queste tematiche

Comunicato stampa, “Interscambio: teatro, danza, musica delle differenze. Tra arte e marginalità sociale”, 4 e 5 giugno 2015, Teatro ReGiò, (Reggio Emilia)

Reggio Emilia, 19 maggio 2015 – Il 4 e 5 giugno 2015, al teatro ReGiò di via Agosti 6 (RE), l‘Associazione ZeroFavole onlus di Reggio Emilia presenta “Interscambio: teatro, danza, musica delle differenze. Tra arte e marginalità sociale”, incontro aperto gratuitamente al pubblico tra realtà nazionali e internazionali che si occupano di teatro, danza e musica con persone, prevalentemente giovani, in situazione di marginalità sociale.

L’incontro, organizzato dall’associazione reggiana, vede il coinvolgimento di quattro importanti realtà legate alla tematica arte-marginalità: Accademia Arte della diversità-Teatro La Ribalta (Bolzano – Italia), Cre-Arte (Bariloche – Argentina), Orchestra AllegroModerato (Milano – Italia).

La persona ai margini della società – in situazione di disabilità, di difficoltà economica, di diversità per etnia, cultura, religione o orientamento sessuale, … – esce dal dominio consensuale di normalità, vedendosi ridurre le opportunità di partecipazione alla vita collettiva. Quello su cui lavorano realtà come l’Associazione ZeroFavole onlus di Reggio Emilia, è la convinzione che queste persone siano in grado di esprimere poesia, bellezza ed emozionalità: la finalità è quella di produrre Arte.

L’iniziativa nasce con l’idea di indagare approcci, tecniche e modalità attraverso i quali i linguaggi artistici diventano, allo stesso tempo, strumento di inclusione sociale dei partecipanti e produzione performativa capace di trovare spazi di presentazione e confronto con il pubblico, nei circuiti tradizionali e professionali propri di questi linguaggi. L’interscambio di queste esperienze umane ed artistiche diverse, anche territorialmente molto distanti tra loro, è fondamentale per far nascere una rete di collaborazioni tra Enti, Compagnie o Istituzioni che lavorano e producono eventi artistici con persone in situazione di disagio sociale o handicap.

Obiettivo comune delle realtà sopra citate è quello di sollecitare uno sguardo sociale nuovo, una nuova coscienza collettiva nelle comunità di appartenenza che possa permettere di superare lo stigma della diversità che produce emarginazione. L’arte in generale come esperienza umana e il luogo-teatro come contenitore di linguaggi quali teatro, musica e danza, possiedono la disponibilità e la generosità di concedere opportunità di accoglienza e cittadinanza alle persone, chiunque esse siano. Concedono tempi e luoghi privilegiati in cui permettersi di uscire da sé, dal proprio isolamento e solitudine, e trovare l’altro.

Nelle due giornate si alternano sessioni di laboratorio aperte condotte dai registi, coreografi e insegnanti di musica rivolti alle sole realtà citate e momenti aperti al pubblico. In particolare il giorno 4 dalle ore 18,00 alle 20,00 è prevista una tavola rotonda di approfondimento per confrontarsi su modalità, metodologie e grammatiche utilizzate e sugli ideali che ispirano le pratiche quotidiane.

Giovedì 4, alle ore 21,00, la compagnia Cre-Arte (Bariloche – Argentina) presenta la performance di danza “Es tiempo de amar” che arriva a Reggio Emilia dopo una tournée in Spagna e una replica al Teatro Preneste di Roma. La compagnia argentina ha in previsione l’incontro con Papa Francesco nel mese di giugno 2015.

Per l’Ass.ne Zero Favole onlus” – afferma Stefano Masotti, regista-pedagogo del gruppo reggiano attivo dal 2012 – la possibilità di incontrarsi e confrontarsi con realtà come la nostra ma con vocazioni, visioni e sguardi diversi, e di condividere suggestioni poetiche create in modo autonomo da ciascuno, rappresenta una via per uscire dal pericolo di un’auto-referenzialità fine a se stessa. Vorremmo che il nostro sguardo pedagogico dell’arte, condiviso dalle realtà che incontriamo, ci permetta, anche tramite questa iniziativa, di concretizzare l’originale funzione civile e politica che il teatro e l’arte hanno.

L’iniziativa è sostenuta e resa possibile grazie al sostegno della Fondazione Alta Mane Italia, ed è aperta gratuitamente al pubblico durante la tavola rotonda (ore 18,00) e lo spettacolo (ore 21,00) di giovedì 4 giugno.

S. Masotti, Per un teatro stabile delle condizioni differenti, verso un teatro dell'arte: l'esperienza del laboratorio-scuola e della compagnia ZeroFavole (RE), Nuove Arti Terapie. La mediazione artistica nella relazione d'aiuto, rivista nr. 27, 2016

Abstract

L’ass.ne ZeroFavole onlus si occupa di diritti umani e si ripropone di promuovere, proteggere e garantire il pieno ed eguale godimento di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, o persone messe ai margini della società, sollecitando il rispetto per la loro intrinseca dignità. Si occupa di creare opportunità per aumentare i livelli di partecipazione sociale di queste persone, tramite il coinvolgimento delle pratiche teatrali. L’esperienza teatrale di ZeroFavole parte dal presupposto che il teatro, l’arte in generale, possiedono la disponibilità e la generosità di concedere opportunità di accoglienza e di cittadinanza alle persone, chiunque essa siano, e non in base al funzionamento, alle abilità, a una filosofia dell’apparire, alla nazionalità e cultura di origine, all’età di vita, …, e si offre come possibile territorio di accettazione incondizionata a chiunque si trovi, o incontri, una situazione di messa in disparte o di disagio, a chiunque voglia intraprendere un percorso di scoperta, comprensione personale e disvelamento nella relazione. Il teatro troppo spesso si occupa di specificità; immigrati, bambini, disabili, carcerati, anziani, persone uscite dal coma… Una per volta, solamente. Raramente il teatro permette l’incontro a persone con storie distanti e diverse, alimentando l’allargamento dei confini del senso di appartenenza percepito. Nel 2012 viene istituito un laboratorio-scuola di teatro che vuole essere un luogotempo dedicato all’incontro, all’inclusione e all’integrazione in cui poter, tramite il coinvolgimento di artisti di teatro di livello inter-nazionale, mettere in atto sistematicamente percorsi formativi ed evolutivi e processi di empowerment personale e sociale, di tutte le persone coinvole, comprese quelle tendenzialmente emarginate dalla società. Un contenitore per la valorizzazione delle differenze personali da coinvolgere, eventualmente, al servizio della narrazione poetica, per una sensibilizzazione sociale alle tematiche della marginalità. Si tratta di un progetto per giovani disabili e non, giovani ai margini della comunità, finalizzato a fare teatro, inteso non solo come strumento pedagogico per l’inclusione, ma un teatro in cui si possa tendere ad una dimensione poetica. Per fare questo, con il sostegno della fondazione Alta Mane Italia (RM), vengono coinvolti registi teatrali di livello inter-nazionale come Valeria Raimondi e Enrico Castellani (Babilonia Teatri -VR); Antonio Viganò e Enzo Toma. Oltre alla propensione a produrre un teatro d’arte il progetto mantiene uno sguardo molto attento alla dimensione psico-pedagogica dei partecipanti al progetto. Viene riportata infatti una ricerca finalizzata a valutare gli eventuali cambiamenti avvenuti su alcuni degli attori-non attori del gruppo, a seguito dell’attività teatrale, nell’ambito della sfera individuale e socio-relazionale.