Il Progetto 2018:

ZeroFavole (RE) e l'Istituto di pratiche teatrali per la cura della persona (TO), 2018

Da diversi anni sosteniamo, con convinzione, che il teatro possiede la disponibilità e la generosità di concedere opportunità di accoglienza e di cittadinanza alle persone, chiunque essa siano, e non in funzione del funzionamento, delle abilità, di una filosofia dell’apparire, di nazionalità e cultura di origine, dell’età di vita, etcetera etcetera…

Sosteniamo che il teatro è un possibile territorio di accettazione incondizionata per chiunque si trovi, o incontri, una situazione di disagio, di marginalità, e a chiunque voglia intraprendere un percorso di scoperta, comprensione personale, disvelamento di sè, etcetera etcetera…

Da sempre ci adoperiamo per creare le migliori condizioni affinchè ciò possa accadere.

Da parecchi anni inoltre ci proponiamo di andare oltre ad una singola specificità delle persone coinvolte (solo disabili, profughi, carcerati …) che quasi sempre contraddistingue la progettazione di soggetti come ZeroFavole. La realtà consolidata in ZeroFavole è quella di un gruppo non catalogabile in nessuna tassonomia, un gruppo fatto delle più disparate differenti condizioni umane. Un microcosmo umano variegato che rappresenta, pur con le dovute considerazioni,  le società attuali. Un microcosmo che sa stare, in serenità.

Queste parole, queste idee, questi propositi, sono per noi oramai territorio conosciuto, fondamento del nostro pensiero e delle nostre azioni. Ne riconosciamo tutt’ora l’alto valore.

Per fare ciò oltre ad una disponibilità umana nei confronti delle differenze umane, anche quelle che producono diffidenze, creiamo un’area di attenzione pedagogica per produrre processi e interazioni che oltre all’inclusione sociale possano produrre cambiamenti evolutivi, sul piano della conoscenza di se stessi e delle competenze individuali, relazionali, emotive, cognitive, motorie …

Non ci siamo mai spinti oltre, quantomeno nelle dichiarazioni d’intenti, pur sapendo che il nostro agire poteva produrre effetti in qualche modo simili, o sovrapponibili, a quelli realizzati con uno sguardo, una competenza e una tensione terapeutica.

Il teatro non è terapia, questo è certo, ma può produrre effetti terapeutici; un assunto non difficile da sentire nostro e da corroborare con i fatti che abbiamo visto accadere in tanti anni di attività. Abbiamo infatti sempre respirato e riconosciuto (anche) l’odore del cambiamento tipico dei processi terapeutici, ovvero di effetti terapeutici.

Non siamo certamente gli unici teatranti, pedagogisti, o terapeuti, ad avere queste sensazioni e convinzioni, pur essendo molto chiaro in noi che in ZeroFavole facciamo teatro e non vogliamo curare nessuno.

Attualmente sta prendendo vita a Torino una bella e innovativa realtà che dichiara nei propri intenti quello di perseguire un’attenzione alla cura della persona.

“L’Istituto di pratiche teatrali per la cura della persona”, neonato e presentato nel giugno scorso, ha sicuramente già il merito di essere parte del teatro stabile di Torino – Teatro Nazionale, che lo realizza grazie al sostegno della Regione Piemonte e della Compagnia di San Paolo. Forse per la prima volta in Italia un teatro che si vuole occupare delle persone, oltrechè dell’arte che produce, viene realizzato ed accolto da una istituzione pubblica.

 

“Da sempre il teatro impiega le proprie tecniche oltre lo spettacolo: lo psicodramma, la musicoterapia, la danza come antidoto alla nostra vita statica, l’animazione nelle periferie più degradate, sono consuetudini diffuse e ormai popolari. Si impiega la narrazione in campo medico e il gioco teatrale nella gestione delle disabilità…Tutte queste pratiche si fondano sulla consapevolezza di sé, degli altri, del tempo e dello spazio, che è alla base del teatro di ogni tempo. Oggi c’è più gente che fa teatro di quanta vada a vederlo, il teatro. Grandi registi e grandi attori hanno ispirato queste strade del teatro da più di un secolo. E oggi accade che molti artisti non percepiscano più l’azione sociale come un dovere civile o una benevola elargizione. Il coinvolgimento del cittadino, della persona, nel lavoro artistico è ormai la poetica di molti attori, drammaturghi, registi.
Il nostro presente tecnologico produce forme a getto continuo: l’arte non è più solo creazione di forme ma anche inclusione.
L’Istituto di pratiche teatrali per la cura della persona,

nasce per comprendere questa articolazione del teatro”

(www.listituto.it)

 

In riferimento agli intenti del neonato Istituto piemontese pensiamo che con ZeroFavole da molti anni ci stiamo occupando, oltrechè di tendere all’arte teatrale, coinvolgendo importanti collaborazioni artistiche, delle persone che fanno teatro con noi. Fin dall’inizio della nostra esperienza ci siamo volontariamente assunti la doppia responsabilità di cercare di fare teatro sul serio e di prenderci cura sul serio delle persone che hanno partecipato, negli anni, alle nostre attività. Abbiamo sicuramente fatto questo nel senso del „to care“, del prendersi cura. Sappiamo altresì che quando abbiamo cercato di misurare, con gli ‘strumenti della scienza’ (ad es. l’intervista strutturata in forma di questionario) l’impatto delle nostre pratiche teatrali sulle persone coinvolte, ci siamo resi conto che ciò che facevamo produceva effetti benefici, evolutivi, nonchè terapeutici.

Crediamo che per fare un teatro per la cura della persona, occorra che si possa esplorare quel territorio di mezzo in cui esperti delle discipline terapeutiche e teatrali possano incontrarsi, dialogare, ascoltarsi, permettendosi una disponibilità alla comprensione reciproca, che possa costruire una visione terza, in cui la tensione all’arte e alla cura (perchè no anche nel senso del „to cure“) possano essere condivise, e orientare le azioni piuttosto che la scelta degli strumenti a disposizione. Questi ingredienti sono da sempre presenti nella progettazione di ZeroFavole. Infatti in questi anni ZeroFavole ha messo in gioco specifiche competenze psico-pedagogiche; le competenze artistiche di spicco le abbiamo coinvolte attingendo al mondo del ‘teatro vero’, non quello sociale.

Siamo abbastanza certi che il nostro lavoro, in particolare il lungo e continuativo confronto con Babilonia teatri, nel periodo 2012/2017, abbia mirato a fare questo, ovvero ad esplorare e costruire questo territorio di mezzo.

Nell’anno 2018, coerentemente ed in continuità con quanto scritto sopra, si apre la possibilità di continuare ad essere terreno di ricerca ed esplorazione di quel territorio intermedio che usa le pratiche teatrali per la cura (to care e to cure) della persona, nonchè delle pratiche terapeutiche al servizio del teatro, della teatralità, della performance. Vorremmo fare questo in collaborazione con „l’Istituto di pratiche teatrali per la cura della persona“, con il coinvolgimento dei suoi fondatori Barbara Bonriposi, Gabriele Vacis e Roberto Tarasco.

Questa occasione ci pare particolarmente interessante per permettere a ZeroFavole di continuare ad essere luogo e tempo di ricerca innovativa in ambito teatrale ed umano.

Il progetto 2018 prevede:

Azione A1- continuità del laboratorio-scuola ZeroFavole

Laboratorio teatrale per la  formazione, l’attività personale e la partecipazione sociale. Si intende garantire la continuità del contenitore offerto dal laboratorio-scuola ZeroFavole, come situazione necessaria per la realizzazione delle altre parti del progetto. Si conferma il coinvolgimento di un approccio educativo/pedagogico e formativo all’arte teatrale per giovani in condizione di marginalità sociale e giovani, e non, interessati a formarsi sull’utilizzo della teatralità per l’integrazione sociale e lo spettacolo.

Persone coinvolte:  ci proponiamo di consolidare l’integrazione di giovani ragazzini, anche minorenni, in condizione di marginalità, tramite la collaborazione con istituzioni del territorio che si occupano di marginalità e disabilità giovanile, quali Coop La dimora di Abramo e Coop Giovanni XXIII (progetto Mare Nostrum), la Coop Lesignola, la Coop Il Piccolo Principe, la Coop S.Isidoro, i servizi sociali del Comune di Reggio Emilia, gli istituti scolastici superiori.

Si persegue la direzione della aspecificità delle persone coinvolte, mirando a creare un gruppo quanto più eterogeneo possibile.

Saranno coinvolte circa 30 persone.

Conduttori: il laboratorio-scuola sarà condotto stabilmente da Stefano Masotti e Sara Brambati. Si intende realizzare alcuni degli incontri nella modalità della co-conduzione, che permette contemporaneamente una visione sulla gestione di proposte ed attività, da parte di uno dei conduttori, e un’attenzione/osservazione delle dinamiche singole e relazionali, in ottica pedagogogica di maternage, da parte dell’altro.

Azione A2- ZeroFavole e l'Istituto di pratiche teatrali per la cura della persona.

Si intende realizzare un incontro tra le esperienze di ZeroFavole e dell’Istituto di Torino. Questo avverrà in 10 week end per un totale di 80  ore (8 ore per w.e.) Il percorso sarà condotto principalmente da Barbara Bonriposi, con la collaborazione di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco. Questa parte del progetto nasce dall’incontro con i fondatori dell’Istituto, da lunghi confronti sul tema del teatro per la cura della persona e dal desiderio e necessità di approfondire insieme questo ambito. E soprattutto nasce dall’opportunità di realizzarlo.

L’aspetto di maggior fascino è quello di una relazione nascente tra due esperienze, ZeroFavole e l’Istituto, ZeroFavole e il suo gruppo multi differente e le pratiche dell’Istituto.

Entrambe le realtà contengono una tensione verso una poetica e un’estetica irrinunciabili, perché tutt’ uno con la dimensione pedagogica ed umana delle visioni in gioco.

Il gruppo di lavoro sarà composto da:

-circa 20 fruitori e;

-una guida stabile ( Barbara Bonriposi);

-due assistenti che conoscono il cuore del lavoro e sanno declinarlo in tempo reale;

-5/6  studenti delle pratiche teatrali sviluppate dall’Istituto, che seguono il lavoro da tempo e sono seriamente intenzionati a conoscerlo più profondamente, ovvero in uno degli elementi fondanti del suo carisma: il servizio.

-un terapeuta (Stefano Masotti) e/o una pedagogista (Sara Brambati)

-con la collaborazione di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco.

Visioni: alcune delle persone del gruppo che verrà a crearsi possono in seguito partecipare ad alcune sessioni di lavoro a Bologna (dove Barbara conduce un gruppo di ricerca da molti anni) dove riceverebbero la stessa cura ma in un contesto umano più ibrido; e a Torino nei giorni dedicati alla consapevolezza, gli ‘awareness time’ organizzati dall’Istituto.

Durata: il percorso sarà sviluppato in 10 week end (una volta al mese) con la durata di 4 ore per ogni giorno di attività, per un totale 80 ore.

Prevediamo che l’ultimo incontro sia pubblico, che sia mostrato l’esito del percorso, in una sessione di lavoro /performance che potrebbe essere presentata in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità, del 3 dicembre 2018.

A seguito di questo momento di azione può essere previsto un incontro dibattito con pubblico e operatori teatrali del territorio e non.

Le attività:
  • laboratorio-­scuola di teatro per l’integrazione sociale; è un luogo­tempo dedicato all’incontro in cui poter, tramite le pratiche teatrali, e il coinvolgimento di artisti di teatro di livello internazionale, valorizzare le differenze personali da coinvolgere, eventualmente, al servizio della narrazione poetica ed artistica;

Il Laboratorio­Scuola ZeroFavole vuole essere un luogo­tempo dedicato all’incontro e all’interazione in cui poter, tramite le pratiche e grammatiche teatrali, e il coinvolgimento di artisti di teatro di livello nazionale, mettere in atto, sistematicamente, percorsi formativi ed evolutivi e processi di empowerment personale e sociale, di tutte le persone coinvolte, comprese quelle tendenzialmente marginate dalla società.

Un contenitore per la valorizzazione delle differenze personali da coinvolgere, eventualmente, al servizio della narrazione poetica, per una sensibilizzazione della società sulle tematiche della marginalità. Un progetto per giovani disabili e non, giovani ai margini della società, finalizzato a fare teatro, inteso non solo come strumento pedagogico, d’intrattenimento ed occupazione del tempo libero, ma un teatro in cui si possa tendere ad una dimensione poetica. Verso un teatro dell’arte e un teatro stabile delle differenze.

Stefano Masotti, Sara Brambati (Conduttori Laboratorio­Scuola ZeroFavole)

Il LaboratorioScuola ZeroFavole con la conduzione stabile di Stefano Masotti e Sara Brambati, si tiene da settembre 2010 ogni sabato pomeriggio dalle 14.30 alle 17.30 (alla scuola Pezzani di via Wybicki 30).

  • compagnia teatrale ZeroFavole produce e replica performance e spettacoli teatrali per una sensibilizzazione sociale alle tematiche della disabilità e marginalità;
PERCHÈ IL TEATRO?

Il Teatro, l’arte in generale, possiedono la disponibilità e la generosità di concedere opportunità di accoglienza e cittadinanza alle persone, chiunque essa siano, e non in base al funzionamento, alle abilità, a una filosofia dell’apparire, alla nazionalità e cultura di origine, all’età di vita, …, e si offre come possibile territorio di accettazione incondizionata a chiunque si trovi, o incontri, una situazione di messa in disparte o di disagio, a chiunque voglia intraprendere un percorso di scoperta, comprensione personale e disvelamento nella relazione.

Teatro e arte possono essere luoghi privilegiati in cui fare e accogliere esperienze inconsuete, riconoscerle dentro di sé, esperienze dei sentimenti dovuti all’incontro con l’altro diverso da sé, l’incontro con le differenze della natura umana, con l’alterità. Ognuno è la somma delle proprie vicissitudini di vita, ciascuna delle quali è strutturata nel corpo e registrata nella personalità.

È sufficiente essere quello che si è, basta esserlo. È sufficiente ed arricchente quello che l’altro è, basta permettersi di accettarlo ed incontrarlo.

Amani Sadat, Insegnare il rispetto sul palco di un teatro, piazzagrande.it

Dal 2011 a Reggio Emilia, il laboratorio e compagnia teatrale ZeroFavole propone una nuova cultura dell’inclusione. Il direttore artistico: “Questo è il teatro delle diversità e non dei diversi”.

L’inclusione e la diversità viste come un valore. È il messaggio della compagnia teatrale reggiana  ZeroFavole che ha deciso di utilizzare il linguaggio teatrale per la diffusione di una nuova cultura del rispetto. Offre ad abili e disabili, a emarginati e non, un nuovo punto di vista sul presente e sul futuro. Inclusione diventa così possibilità di sperimentare, di esprimersi e di conoscere se stessi; diversità si traduce con opportunità. I protagonisti non sono più persone da assistere ma artisti che sanno esprimere la loro originalità attraverso la recitazione. Sono ‘attori-non attori’, come direbbe il drammaturgo Claudio Meldolesi. Sono cioè non professionisti che sul palcoscenico, con i giusti strumenti, divengono attori a tutti gli effetti. Alle attività di laboratorio e produzione teatrale collaborano realtà di primo piano nella scena nazionale e artisti affermati, tra cui Antonio Viganò, Enzo Toma, i Babilonia di Enrico Castellani e Fondazione Alta Mane Italia oltre alla condizione stabile dei registi-pedagogisti Stefano Masotti e Sara Brambati. “Il laboratorio – spiega il direttore artistico della compagnia Stefano Masotti – è un progetto per giovani disabili e non, che opera verso un teatro stabile delle condizioni differenti, perché  non vogliamo rendere tutti uguali, ma moltiplicare le differenze. Chiediamo di essere giudicati e guardati per quello che facciamo e non per quello che siamo.. questo è un teatro delle diversità e non il teatro dei diversi”. In questi anni il nucleo storico e stabile di ZeroFavole, formato da una decina di giovani disabili (arrivati dall’esperienza dei laboratori teatrali per l’occupazione del tempo libero ExtraTime – RE), si sono aggiunte centinaia di persone: ragazzine del progetto danzability (RE), giovani delle scuole superiori, minori in affido ai servizi sociali o in condizioni di marginalità, richiedenti asilo politico arrivati in Italia con l’operazione Mare Nostrum, operatori teatrali, educatori, attori, aspiranti operatori di teatro per l’integrazione sociale. ZeroFavole vuole essere, con molta semplicità, un luogo e in investimento per dare agli artisti la possibilità di poter creare le loro opere, costruire e sostenere diverse occasioni di attività, produzione e distribuzione.

  • formazione di volontari e operatori tramite percorsi formativi teatrali e processi di empowerment personale e sociale, all’interno del laboratorio-­scuola;
  • Incontri, interscambi, convegni, per la ricerca e la sperimentazione di nuove metodologie artistiche e pedagogiche con la disabilità e marginalità e la sensibilizzazione sociale a queste tematiche

Comunicato stampa, “Interscambio: teatro, danza, musica delle differenze. Tra arte e marginalità sociale”, 4 e 5 giugno 2015, Teatro ReGiò, (Reggio Emilia)

Reggio Emilia, 19 maggio 2015 – Il 4 e 5 giugno 2015, al teatro ReGiò di via Agosti 6 (RE), l‘Associazione ZeroFavole onlus di Reggio Emilia presenta “Interscambio: teatro, danza, musica delle differenze. Tra arte e marginalità sociale”, incontro aperto gratuitamente al pubblico tra realtà nazionali e internazionali che si occupano di teatro, danza e musica con persone, prevalentemente giovani, in situazione di marginalità sociale.

L’incontro, organizzato dall’associazione reggiana, vede il coinvolgimento di quattro importanti realtà legate alla tematica arte-marginalità: Accademia Arte della diversità-Teatro La Ribalta (Bolzano – Italia), Cre-Arte (Bariloche – Argentina), Orchestra AllegroModerato (Milano – Italia).

La persona ai margini della società – in situazione di disabilità, di difficoltà economica, di diversità per etnia, cultura, religione o orientamento sessuale, … – esce dal dominio consensuale di normalità, vedendosi ridurre le opportunità di partecipazione alla vita collettiva. Quello su cui lavorano realtà come l’Associazione ZeroFavole onlus di Reggio Emilia, è la convinzione che queste persone siano in grado di esprimere poesia, bellezza ed emozionalità: la finalità è quella di produrre Arte.

L’iniziativa nasce con l’idea di indagare approcci, tecniche e modalità attraverso i quali i linguaggi artistici diventano, allo stesso tempo, strumento di inclusione sociale dei partecipanti e produzione performativa capace di trovare spazi di presentazione e confronto con il pubblico, nei circuiti tradizionali e professionali propri di questi linguaggi. L’interscambio di queste esperienze umane ed artistiche diverse, anche territorialmente molto distanti tra loro, è fondamentale per far nascere una rete di collaborazioni tra Enti, Compagnie o Istituzioni che lavorano e producono eventi artistici con persone in situazione di disagio sociale o handicap.

Obiettivo comune delle realtà sopra citate è quello di sollecitare uno sguardo sociale nuovo, una nuova coscienza collettiva nelle comunità di appartenenza che possa permettere di superare lo stigma della diversità che produce emarginazione. L’arte in generale come esperienza umana e il luogo-teatro come contenitore di linguaggi quali teatro, musica e danza, possiedono la disponibilità e la generosità di concedere opportunità di accoglienza e cittadinanza alle persone, chiunque esse siano. Concedono tempi e luoghi privilegiati in cui permettersi di uscire da sé, dal proprio isolamento e solitudine, e trovare l’altro.

Nelle due giornate si alternano sessioni di laboratorio aperte condotte dai registi, coreografi e insegnanti di musica rivolti alle sole realtà citate e momenti aperti al pubblico. In particolare il giorno 4 dalle ore 18,00 alle 20,00 è prevista una tavola rotonda di approfondimento per confrontarsi su modalità, metodologie e grammatiche utilizzate e sugli ideali che ispirano le pratiche quotidiane.

Giovedì 4, alle ore 21,00, la compagnia Cre-Arte (Bariloche – Argentina) presenta la performance di danza “Es tiempo de amar” che arriva a Reggio Emilia dopo una tournée in Spagna e una replica al Teatro Preneste di Roma. La compagnia argentina ha in previsione l’incontro con Papa Francesco nel mese di giugno 2015.

Per l’Ass.ne Zero Favole onlus” – afferma Stefano Masotti, regista-pedagogo del gruppo reggiano attivo dal 2012 – la possibilità di incontrarsi e confrontarsi con realtà come la nostra ma con vocazioni, visioni e sguardi diversi, e di condividere suggestioni poetiche create in modo autonomo da ciascuno, rappresenta una via per uscire dal pericolo di un’auto-referenzialità fine a se stessa. Vorremmo che il nostro sguardo pedagogico dell’arte, condiviso dalle realtà che incontriamo, ci permetta, anche tramite questa iniziativa, di concretizzare l’originale funzione civile e politica che il teatro e l’arte hanno.

L’iniziativa è sostenuta e resa possibile grazie al sostegno della Fondazione Alta Mane Italia, ed è aperta gratuitamente al pubblico durante la tavola rotonda (ore 18,00) e lo spettacolo (ore 21,00) di giovedì 4 giugno.

S. Masotti, Per un teatro stabile delle condizioni differenti, verso un teatro dell'arte: l'esperienza del laboratorio-scuola e della compagnia ZeroFavole (RE), Nuove Arti Terapie. La mediazione artistica nella relazione d'aiuto, rivista nr. 27, 2016

Abstract

L’ass.ne ZeroFavole onlus si occupa di diritti umani e si ripropone di promuovere, proteggere e garantire il pieno ed eguale godimento di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, o persone messe ai margini della società, sollecitando il rispetto per la loro intrinseca dignità. Si occupa di creare opportunità per aumentare i livelli di partecipazione sociale di queste persone, tramite il coinvolgimento delle pratiche teatrali. L’esperienza teatrale di ZeroFavole parte dal presupposto che il teatro, l’arte in generale, possiedono la disponibilità e la generosità di concedere opportunità di accoglienza e di cittadinanza alle persone, chiunque essa siano, e non in base al funzionamento, alle abilità, a una filosofia dell’apparire, alla nazionalità e cultura di origine, all’età di vita, …, e si offre come possibile territorio di accettazione incondizionata a chiunque si trovi, o incontri, una situazione di messa in disparte o di disagio, a chiunque voglia intraprendere un percorso di scoperta, comprensione personale e disvelamento nella relazione. Il teatro troppo spesso si occupa di specificità; immigrati, bambini, disabili, carcerati, anziani, persone uscite dal coma… Una per volta, solamente. Raramente il teatro permette l’incontro a persone con storie distanti e diverse, alimentando l’allargamento dei confini del senso di appartenenza percepito. Nel 2012 viene istituito un laboratorio-scuola di teatro che vuole essere un luogotempo dedicato all’incontro, all’inclusione e all’integrazione in cui poter, tramite il coinvolgimento di artisti di teatro di livello inter-nazionale, mettere in atto sistematicamente percorsi formativi ed evolutivi e processi di empowerment personale e sociale, di tutte le persone coinvole, comprese quelle tendenzialmente emarginate dalla società. Un contenitore per la valorizzazione delle differenze personali da coinvolgere, eventualmente, al servizio della narrazione poetica, per una sensibilizzazione sociale alle tematiche della marginalità. Si tratta di un progetto per giovani disabili e non, giovani ai margini della comunità, finalizzato a fare teatro, inteso non solo come strumento pedagogico per l’inclusione, ma un teatro in cui si possa tendere ad una dimensione poetica. Per fare questo, con il sostegno della fondazione Alta Mane Italia (RM), vengono coinvolti registi teatrali di livello inter-nazionale come Valeria Raimondi e Enrico Castellani (Babilonia Teatri -VR); Antonio Viganò e Enzo Toma. Oltre alla propensione a produrre un teatro d’arte il progetto mantiene uno sguardo molto attento alla dimensione psico-pedagogica dei partecipanti al progetto. Viene riportata infatti una ricerca finalizzata a valutare gli eventuali cambiamenti avvenuti su alcuni degli attori-non attori del gruppo, a seguito dell’attività teatrale, nell’ambito della sfera individuale e socio-relazionale.